SHI – L’esercito

13.06.2022

Per la prima volta al cinema l'esercito appare in un breve film di Williamson in cui s'abbozzano alcuni elementi del linguaggio filmico che poi si formalizzeranno appieno nello svolgimento di un dialogo cinematografico. La guerra è come una discussione, cioè un grande scuotimento?
Forse perché in ogni discussione ogni dialogare, anche amichevole, spesso non cela che il dibattito, cioè un "battersi in due", un battersi divisi, ciascuno a difesa della propria posizione?
Fin dal suo primo apparire sullo schermo l'esercito ha rappresentato "il campione" di un torneo per la difesa dei valori della sua civiltà di riferimento, l'sercito come ultima (in)posizione della civiltà; è l'elemento drammatico che separa un "noi" da un "loro". Il cinema di guerra e l'esercito, pertanto, fin dall'inizio (e anche nei periodi di pace) hanno rappresentato un connubio attraverso cui far passare al pubblico messaggi semplici, del tipo: "buoni versus cattivi". Una formidabile macchina pedagogica per trasformare tutti coloro che non appartengono al nostro consesso civile in bambini cattivi da mortificare e rieducare con la guerra. Del resto non a caso s'è scelto di esordire con l'audio di Mattatotio n. 5 (il cui significativo sottotitolo è "la crociata dei bambini") in cui Kurt Vonnegut fa dire a un ufficiale prigioniero: "la guerra è fatta di tante piccole umiliazioni". Sarà poi compito del cinema antimilitarista che, dopo il primo grande massacro mondiale, inizia a èrpgressivamente a diffondersi, mostrare come la guerra finisca per umiliare non solo il nemico, non solo "i cattivi" ma in realtà sia un formidabile rituale di umiliazione dell'Umanità tutta (quella in noi e quella di cui facciamo parte), una Umanità protesa in un massivo quanto incomprensibile autodafé.


Amedeo Liberti


Martedì 14 giugno

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